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Le gite nel weekend durante una mobilità formativa internazionale

Durante la settimana in un’esperienza di mobilità internazionale per l’apprendimento i partecipanti fanno una vita “da adulti“: non solo lavorano, ma fanno la spesa, cucinano e risolvono tutte le piccole problematiche quotidiane. In poche parole: crescono. Spesso per loro è la prima volta fuori casa e quindi è il primo approccio a un nuovo modo di vivere, non più da adolescenti, ma da grandi. Anche se tutto questo dura poche settimane, li cambierà per sempre.

Ma i progetti di mobilità formativa non sono solo lavoro e nuove responsabilità, perché spesso nei weekend i nostri tutor e group leader, sia che i tirocinanti si trovino in Italia che all’estero, organizzano piccole gite nei dintorni della città in cui gli studenti vivono.
Le cultural visit hanno una tripla valenza: la prima è sicuramente ricreativa e culturale, una sorta di viaggio nel viaggio in cui i tirocinanti si divertono e allo stesso tempo scoprono un mondo nuovo. In seconda battuta sono un modo perché leghino ancora di più tra loro, soprattutto lontano dallo stress quotidiano della convivenza e dell’organizzazione della vita di tutti i giorni. Durante le gite socializzano, ma in un modo differente rispetto a quanto avvenga durante la settimana. In ultimo, ma non per importanza, imparano a viaggiare, perché è vero che i responsabili di Uniser (o dei partner in loco) contribuiscono fattivamente a organizzare le visite, ma contemporaneamente chiedono ai ragazzi di studiare il percorso migliore, capire come spostarsi e quali siano le mete che possono amare più delle altre. Perché i giovani devono imparare a viaggiare? Perché nel viaggio si nasconde una buona fetta di apertura mentale, accettazione dell’altro, miglioramento delle lingue e formazione culturale.

Abbiamo chiesto a Sara, group leader del progetto STAY a Maribor, perché e come organizza le cultural visits:

“Le gite nei fine settimana sono fondamentali per diversi motivi: per i partecipanti sono sicuramente un momento di svago dagli stress della settimana lavorativa e dalle sfide della mobilità alla quale non sono così abituati.  Sentendosi più liberi e svincolati da orari ferrei e impegni vari, i ragazzi e le ragazze sono più rilassati, gli viene più facile parlare di sé e farsi conoscere: questo contribuisce a creare legami più forti tra loro e a fare gruppo.

Per coloro poi che non hanno mai viaggiato, le gite stimolano a capire che il mondo non è circoscritto alla realtà in cui vivono abitualmente, ma che esistono posti con ritmi, usanze e culture differenti e che non necessariamente sono peggiori della routine alla quale sono abituati. Per questi ragazzi le ritengo anche anche fondamentali per migliorare la loro capacità di organizzazione.

Nel caso specifico della Slovenia, le gite servono a comprendere meglio il paese e abbattere gli stereotipi presenti alla partenza: molti dei ragazzi infatti, quando hanno scoperto di dover partire per la Slovenia, mi hanno confessato di essere un pò delusi. Mete come Berlino, Silviglia, Praga, per esempio, gli parevano poter offrire molto di più. E questo mi ha spronato ancora di più a cercare un modo per fargli cambiare idea.

Quando ho proposto Bled ai ragazzi molti di loro ne sono stati da subito entusiasti e hanno approvato senza remore. Alcuni, i più pigri avrebbero preferito magari dormire qualche ora in più soprattutto di domenica mattina.  Ho quindi cercato di far capire che un’occasione così potrebbe non presentarsi poi tanto spesso nella vita e che con un viaggio non troppo costoso si sarebbero potuti immergere in paesaggi da cartolina, o come dicono loro che sono giovani “instagrammabili”. Il resto lo ha fatto l’entusiasmo della restante parte del gruppo.

Appena siamo arrivati ho visto le facce assonnate cambiare completamente espressione: erano davvero entusiasti di trovarsi in un posto così meraviglioso e hanno camminato senza lamentele, in mezzo alla natura, salendo centinaia di scale per arrivare al castello; alcuni di loro hanno anche noleggiato la barca e raggiunto l’isoletta in mezzo al lago. Li ho anche spronati a provare i piatti tipici come per esmpio la famosa Torta di Bled, la Blejska kremna rezina che è stata apprezzata da tutti. Alla fine del viaggio poi tutti mi hanno ringraziato e mi hanno detto che è uno di quei luoghi che non dimenticheranno mai. E questa per me è stata una grandissima soddisfazione”.

Sara.

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