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Perchè l’educazione femminile è smart economy, spiegato dalla Banca Mondiale

Secondo le stime dell’UNESCO, 130 milioni di bambine tra i 6 e i 17 anni non frequentano la scuola e 15 milioni di donne – metà delle quali nell’Africa sub-sahariana – non varcheranno mai la soglia di un’aula scolastica. L’educazione femminile è una strategia prioritaria per lo sviluppo economico. Lo sostiene la Banca Mondiale in questo articolo e noi non potremmo essere più d’accordo di così.

La povertà rimane il fattore più importante per determinare se una ragazza può accedere ad un’istruzione appropriata. Ad esempio, in Nigeria solo il 4% delle giovani donne che abitano le aree di estrema povertà del nord-ovest sa leggere, rispetto al 99% per cento delle giovani donne con maggiori disponibilità economiche del sud-est. Gli studi sottolineano costantemente che le giovani che subiscono svantaggi – come un basso reddito familiare, che vivono in località remote, che hanno disabilità fisiche o che appartengono ad un gruppo etnico-linguistico minoritario – sono le più arretrate in termini di accesso e completamento dell’istruzione.

Scuola Ragazze

Molto spesso un impatto incredibilmente negativo per l’apprendimento è dato dalla facilità con cui queste giovani subiscono violenze o da ambienti sociali duri e poco sicuri, specialmente per la donna. Ad esempio, ad Haiti, una recente ricerca evidenzia che una donna su tre (di età compresa tra i 15 e i 49 anni) ha subito violenze fisiche e/o sessuali e il 27% delle donne che hanno venduto il proprio corpo per denaro prima di compiere 18 anni, affermano che il luogo in cui sono state approcciate per ottenere tali attenzioni è stato proprio la scuola.

Una sfida ancora più grande è quella contro il matrimonio infantile. Le spose bambine hanno molte più probabilità di abbandonare la scuola rispetto alle coetanee che si sposano più tardi. Ciò influisce sull’educazione e anche sulla salute dei loro figli, così come sulla loro capacità di guadagnarsi da vivere e diventare indipendenti oltre a privarle dell’infanzia e della libertà di crescere e diventare donne con i propri tempi. Secondo un recente rapporto, oltre 41.000 ragazze minori di 18 anni si sposano ogni giorno. Porre fine a questa pratica aumenterebbe il previsto livello di istruzione delle donne e, con esse, i loro potenziali guadagni. Secondo le stime, la fine del matrimonio infantile potrebbe generare più di 500 miliardi di dollari di sussidi all’anno.

Ogni giorno le ragazze affrontano barriere all’istruzione causate dalla povertà, norme e pratiche culturali, infrastrutture scadenti e violenza.

Condividiamo il pensiero della Banca Mondiale e le teorie che vedono combaciare la prosperità economica di una nazione con l’empowerment femminile, crediamo fermamente che il Global Gender Gap sia uno dei limiti più grandi allo sviluppo economico e cerchiamo con i nostri mezzi di abbatterlo ogni giorno.

Non abbiamo deciso di riportare questi dati per scandalizzare. Ma per far riflettere su come l’educazione femminile vada oltre al semplice “portare le ragazze sui banchi di scuola” nei paesi più poveri come in quelli dove il cosiddetto “benessere” ci fa chiudere gli occhi davanti a situazioni di maltrattamenti o di non rispetto delle pari opportunità. Si tratta di garantire a tutti una formazione mirata alla crescita personale e lavorativa; si tratta di offrire risorse concrete e di farlo all’interno di ambienti dove anche le donne si sentano sicure. Un impegno quotidiano da non dimenticare, nemmeno in Europa.

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