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SVE Da Forlì alla Spagna, un tirocinio per crescere!

Ciao a tutti! Mi chiamo Lorenzo e sono un ventitreenne forlivese come tanti: una laurea in scienze politiche; qualche “lavoretto” occasionale; serate trascorse in compagnia dei “soliti vecchi amici” tra partite di pallone, circoli, Moretti e colazioni alle quattro del mattino. La vita forlivese non mi stava per nulla stretta, mi piaceva, anzi, mi piace. Nonostante ciò ho scelto di partire, non so bene perché l’abbia fatto ma sta di fatto che l’ho fatto (scusate il gioco di parole). L’occasione mi si presentò inaspettata un pomeriggio di agosto e senza quasi accorgermene mi ritrovai sull’autobus che attraversando la penisola iberica mi avrebbe portato alla mia destinazione finale, il cuore della Meseta Centrale, la bella desconocida: Palencia.

Nulla sapevo, né di me, né tanto meno della mia vita presente e futura. Sarei andato in Spagna sei mesi per svolgere il Servizio Volontario Europeo in un centro per disabili mentali, questo era tutto ciò che sapevo e tutto ciò di cui necessitavo.SVE Lorenzo

L’organizzazione presso la quale ho svolto il volontariato europeo si chiama Fundación San Cebrián e si occupa di garantire a 360 gradi una migliore qualità di vita ai suoi utenti (adulti con disabilità intellettuale) e alle loro famiglie. In questo contesto ampio e variegato ho potuto affrontare al meglio il mio EVS. Oltre a svolgere le attività quotidiane che mi furono assegnate all’inizio del progetto; ovvero supportare l’educatrice responsabile del taller de habilidades e servire il pranzo in mensa; ho potuto vivere altri momenti che mi hanno permesso di entrare a far parte di questo bel gruppo. Ho partecipato come accompagnatore a numerose competizioni di deporte adaptado e ho potuto sviluppare due progetti personali: un corso di inglese strutturato su due livelli e un club de lectura fácil in vennero letti grandi classici de letteratura mondiale in versione adattata e che ebbe come momento culminante la partecipazione alla celebrazione del “giorno internazionale del libro” tenutasi lo scorso 22 aprile nella biblioteca pubblica di Palencia.

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Se dovessi scegliere una frase che descriva il primo mese trascorso nella penisola, ne sceglierei una tratta dall’album Gli ammutinati del Bouncin’: “Qualche scorcio colpisce, per il resto è fatica e una solitudine che annichilisce”. Per quanto questo estratto possa sembrare forte descrive perfettamente il mio stato d’animo all’arrivo: per la prima volta solo, in un territorio sconosciuto, alle prese con una cultura diversa dalla mia e una lingua a me sconosciuta, a confronto con un mondo, quello della disabilità intellettuale, davvero delicato e complesso. In questo momento di difficoltà riuscii a cogliere la bellezza del cammino affrontato in sola compagnia del proprio zaino. Con il passare dei giorni il peso di quest’ultimo divenne insopportabile, avevo un assoluto bisogno di condividere la strada con qualcuno. Fu in questo frangente che lo SVE mi stupì; per la prima volta la “mia storia” interessava a qualcuno. Iniziò così un’epoca di indissolubile amicizia e condivisione di tutto ciò che si potesse condividere: weekend, appartamenti, pavimenti, materassi, giochi, viaggi, cene, esperienze passate e presenti, gioie, dolori, frustrazioni, sogni e speranze.SVE Lorenzo

Questa volta vorrei essere sincero con me stesso e con chi probabilmente mi leggerà, perciò ammetto candidamente di avere lasciato Forlì da sprovveduto, con uno zaino di quindici kili, molti sogni ma poche aspettative ed idee concrete. Avevo solo il desiderio cristiano di contribuire a rendere migliore la vita altrui senza avere nulla in cambio. Mi sbagliavo di grosso: Non si può dare senza ricevere. E’ impossibile regalare un sorriso senza ottenerne un altro di tutta risposta. Sono arrivato a Palencia ad ottobre e da allora tante cose sono cambiate, ho imparato a fermarmi e godermi la carezza del vento dopo la salita, ho imparato quanto sia importante saper partire ma anche saper tornare, ho imparato a ricevere e non solo a dare, ho imparato che dopo la tempesta viene sempre il sereno e soprattutto ho imparato che i limiti esistono solo nell’anima di chi è a corto di sogni.

Lorenzo Rosetti

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