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Cappelletti o tortellini? Julien ci racconta il suo tirocinio in Uniser e com’è vivere in Italia!

Julien è arrivato in Italia a inizio ottobre grazie al progetto Erasmus+ ARIANE 8, tramite l’associazione francese Jeunes à Travers le Monde. Si fermerà qui fino ad aprile e abbiamo voluto fargli qualche domanda sulla sua esperienza di tirocinio, alle quali ci ha risposto autonomamente in italiano: la mobilità dà i suoi frutti!

Ciao Julien e grazie per avere accettato di partecipare a questa intervista! Prima di entrare nel merito della tua esperienza di tirocinio, ci piacerebbe conoscere qual è il tuo percorso formativo e non e come ti descriveresti a chi non ti conosce.
Negli anni ho studiato diverse discipline: dal commercio, alle risorse umane, all’economia sociale e solidale. Inoltre, ho fatto il Servizio Volontario Europeo nel 2017 in Italia nell’ambito della promozione della mobilità internazionale per i giovani. Questa esperienza mi ha motivato  e stimolato a lavorare in questo settore. L’anno scorso ho lavorato per un’associazione che si occupa proprio di questo, ovvero fare attività di informazione e organizzare mobilità per i ragazzi. Svolgevo diverse mansioni di segreteria che non piacevano troppo e non avevo abbastanza contatto con i ragazzi, volevo scoprire un ambiente di lavoro nuovo e straniero quindi sono qua ad Uniser!

Ci racconteresti perché hai deciso di partire e perché hai scelto l’Italia? Cosa ti ha spinto a farlo, soprattutto in questo periodo?
Ho scelto l’Italia perché volevo tornarci dopo la mia prima esperienza dato che amo il paese e quindi la lingua, il clima, la cultura… praticamente tutto! Il periodo è  è venuto da sé, nel senso che il mio contratto di lavoro sarebbe terminato, avrei potuto fare un altro anno a Rennes però avevo voglia di cambiare. Inoltre il programma che mi ha permesso di essere qui è un’opportunità riservata ai residenti del dipartimento francese Ille-et-Vilaine (nella regione della Bretagna) quindi dovevo partecipare prima di lasciarlo. Io sono del dipartimento di Finistère, quindi tornando a vivere lì non avrei più potuto farlo.

Quali erano le tue aspettative prima di partire? Quali le tue speranze e le tue paure?
Le mie aspettative erano di migliorare le mie competenze  in ambito ‘animazione’, dato che vorrei lavorare in un’associazione che si occupa di promuovere la cittadinanza attiva, quindi saper animare un gruppo è fondamentale, soprattutto in un ambiente internazionale, inoltre volevo costruirmi una rete professionale. Le paure principali prima della partenza erano quelle di trovare un alloggio vicino al lavoro, riuscire ad integrarmi nel paese e in generale nell’ambiente di lavoro.

Quali sono le attività a cui hai preso parte che ti sono piaciute di più? Perché?
Una delle attività che mi è piaciuta particolarmente è stata l’attività di accompagnamento dei gruppi dall’Ungheria e dalla Spagna, perché essere in contatto con i ragazzi è la cosa che mi stimola di più. Poi la modalità era del tutto nuova per me, dato che questi due gruppi hanno fatto esperienza di mobilità virtuale e quindi li abbiamo seguiti online nel loro percorso formativo!

Ormai sei in Italia da qualche mese: cosa apprezzi di più della cultura italiana e cosa invece non ti piace?
Una cosa che mi fa sempre sorridere sono le ‘guerre’ che gli italiani fanno per i nomi dei cibi che variano da regione a regione o addirittura da città a città, ad esempio la diatriba crescioni vs cassoni, cappelletti vs tortellini e tante altre!
Apprezzo anche la diversità linguistica e i tantissimi dialetti del paese, ma anche  il fatto che le questioni politiche sappiamo animare così tanto le persone. Purtroppo devo dire che vedo/sento un sacco di cliché sul sud Italia e in generale delle persone del sud come ad esempio l’essere pigri, il non voler lavorare ecc… e questo non mi piace molto.

Sei soddisfatto della tua scelta di fare un tirocinio all’estero? Lo rifaresti?
Sono contento di essere qua anche se questo virus fa sì che le cose siano un po’ più difficili, come il non poter andare liberamente in  ufficio e quindi avere contatti limitati con i colleghi, inoltre non poter viaggiare è davvero un peccato! Ma se dovessi scegliere di rifarlo lo rifarei sicuramente.

Consiglieresti ai tuoi coetanei di fare questo tipo di esperienza? Se sì, perché ?
Consiglierò sempre di fare questo tipo di esperienza a chiunque ne abbia la possibilità, perché è un modo di imparare tanto (sicuramente in questo periodo un po’ meno): si sviluppano l’autonomia, la curiosità, il learning to learn e si scoprono nuovi luoghi, nuove persone, nuovo cibo e nuove culture!

Grazie mille Julien!

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