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Da Ferrara, Forlì e Cesena a Siviglia con il progetto ICARO

L’accoglienza in terra andalusa non poteva essere diversa da quella che ci hanno riservato Bárbara, Carolina e Angélica, le madri ospitanti che hanno accolto il gruppo a casa loro, a coppie o in gruppetti di tre. “Venga, dos besos!”: cosí ricevono calorosamente i nostri ragazzi, offrendosi durante i primi giorni di accompagnarli in giro e dando consigli e suggerimenti per conoscere al meglio la città. È il 2 ottobre ma i 30 gradi di Siviglia ci fanno tornare un po’ all’estate. Il giorno dopo il gruppo viene accolto – stavolta in modo un po’ più formale – da Chiara di Incoma, che insieme ad Álvaro e Mila si occuperà degli accompagnamenti in azienda. Si tratta di concordare gli orari di lavoro e di un breve colloquio conoscitivo: il giorno dopo si inizia a lavorare. Con molto entusiasmo ed un po’ di giustificato timore dunque si inizia lo stage. Sono i primi giorni e piccoli problemi di comunicazione sono all’ordine del giorno; quello che però si nota già da subito è la complicità e la voglia di scherzare dei colleghi spagnoli: non sono poi così diversi da noi!

Gradualmente ci si ambienta al lavoro e anche in famiglia, in fondo stiamo convivendo con ragazzi che fino a poco prima non conoscevamo. In poche settimane si crea una connessione speciale: Ferrara, Forlì e Cesena – le città da cui proveniamo – appaiono ora più legate di quanto ci si potesse aspettare. In Erasmus si impara molto: condivisione, responsabilità, puntualità. E se da un lato c’è chi dimentica orari, impegni e documenti, dall’altro c’è sempre chi sollecita i compagni ad affrettarsi per non arrivare in ritardo. Chi è più pigro e chi invece invita gli altri a mettersi in gioco, ad approfittare di una certa opportunità, uscire a visitare la città o a cucinare qualcosa per la famiglia ospitante: è certo, tre settimane senza pasta proprio non si può stare! La città di Sevilla sicuramente favorisce l’adattamento: una città dal sapore esotico, che palpita di storia, che traspira arte e bellezza. Non è difficile infatti imbattersi in spettacoli di flamenco, gratuiti per strada, o ammirarli più tranquillamente in una delle numerose salas flamencas di Triana. La meravigliosa Cattedrale gotica, il Real Alcázar, la Piazza di Spagna e il Parco di María Luísa: vi sono tante diverse opzioni per sfruttare il tempo libero in città.

C’è chi torna con la soddisfazione di aver conosciuto a fondo la cultura spagnola, anche quella gastronomica. Giulia e Francesca vi saprebbero sicuramente consigliare i migliori bar de tapas della città! Nonostante l’alloggio in famiglia e i diversi orari di lavoro non permettano di passare tutto il tempo con i compagni – di viaggio, d’avventura, d’Erasmus – non mancano i momenti insieme, di confronto e di svago. Il ritrovo è talvolta in un bar o in una delle innumerevoli piazzette. Ci si racconta le proprie sensazioni, soddisfazioni ma anche problemi e difficoltà: parlarne è sempre il modo migliore per risolverle. Il weekend invece, combattuti tra il desiderio di restare ad esplorare Siviglia e quello di conoscere nuove città andaluse, concordiamo alcune gite fuori porta. Visitiamo così Cádiz, scoprendone il centro storico e la fantastica Playa de la Victoria, e Córdoba, l’affascinante città delle tre culture. La full immersion linguistica non ha di certo lasciato indifferenti i ragazzi e alcuni di loro si cimentano in una visita guidata in spagnolo. 

L’esperienza Erasmus insomma ha dato i suoi frutti. Dal “no hablo español” iniziale, la timidezza e il timore di sbagliare, si comincia a provare a comunicare in lingua spagnola; d’altronde in Andalusia – la cosiddetta España profunda – con l’inglese non si va molto lontano ed è meglio rimboccarsi le maniche. Alla riunione finale con Mila, dopo tre settimane di stage, viene chiesto un giudizio complessivo sull’esperienza, auspicabilmente in spagnolo. Michele ci sorprende esordendo con “Hola, soy Miguel” seguito dagli altri: tutti dimostrano di averne tratto il meglio e il timore inziale se n’è andato. Luca C. e Andrea si ripromettono di passare a trovare i colleghi di lavoro. La settimana della partenza, nascosta dalla felicità di tornare a casa da amici e famiglia, si intravede un po’ di melanconia e c’è già chi pensa di tornare, perché no, con la famiglia o con la sorella. C’è così tanto da vedere e Siviglia ci resterà sempre nel cuore!

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