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World-schooling ovvero imparare dal mondo, comunque si voglia chiamare questo nuovo stile di vita familiare è un dato di fatto che molti genitori hanno deciso di ritirare temporaneamente i figli da scuola e partire per un lungo viaggio, spinti dal desiderio di passare più tempo di qualità insieme e scoprire nuove culture. Cerchiamo di cogliere i pro e i contro di questo nuovo trend educativo grazie a un articolo tratto dalla rivista The Guardian.

Scuola on the road, con o senza libri di testo. World-schooling significa lasciare che il mondo diventi il tuo insegnante e vale sia per i figli che per i genitori. Ogni famiglia che decide di intraprendere questo percorso ha la sua idea particolare di educazione, sta di fatto che le esperienze (tanto diverse tra loro) che vengono raccontate da libri e blog di famiglie di tutto il mondo sono sempre incredibilmente positive anche quando parlano delle difficoltà e dei problemi che il viaggio costringe ad affrontare.

Alcune famiglie decidono di partire per un periodo determinato, come 6 mesi o 1 anno e altre invece non si danno tempistiche certe. Di sicuro è una scelta che necessita di tanta organizzazione e spesso non è tutto rose e fiori, come testimoniano le esperienze raccolte nell’articolo del quotidiano inglese on line The Guardian; ma è una sfida che ha come obiettivo l’unione della famiglia e la crescita di tutti i suoi membri.

Jo e Jamie Robins parlano della loro esperienza di 4 mesi di viaggio in Sud America con le loro figlie, di 10 e 7 anni. Sono partiti perché hanno sentito la necessità di fare un passo indietro e prendersi una pausa da una vita frenetica e limitante in molti sensi: si sono dati 4 mesi per sperimentare e poi pensano di ritornare rigenerati alla vita sedentaria, ma con un carico di preziosi insegnamenti.

David e Debs Hurst hanno deciso di sospendere la routine e i ritmi della città per 3 mesi e, a bordo di un camper, attraversare 13 paesi con i loro figli di sei e quattro anni, per poi capire alla fine del viaggio che le loro esigenze erano cambiate e che volevano dare un twist alla loro vita. Il loro nuovo progetto è comprare un appezzamento di terra in Spagna e allestire un campeggio per famiglie con tanto di centro educativo “immerso nella natura” per i ragazzi. Quello che li ha convinti a cambiare è stato il fattore “wow”, ovvero la potenza educativa che deriva dalle nuove esperienze e che li ha spinti a cercare una vita che fosse per loro e i figli più stimolante di quella precedente e più a contatto con la natura.

Nel 2014, Martina e Julian Tyrrell hanno venduto la loro casa a Cambridge, la loro auto e il 90% dei loro effetti personali per salpare su una barca con le loro figlie, di cinque e quattro anni. Quasi due anni dopo, hanno deciso di fermarsi a tempo indeterminato al confine tra Spagna e Portogallo, le ragazze vengono educate tramite home-schooling da papà e mamma, ma hanno iniziato a prendere lezioni di spagnolo e i genitori affermano che se avranno voglia potranno decidere se andare a scuola o continuare a studiare a casa. Perché world – schooling per loro è anche libertà, di scegliere cosa ci sembra meglio per noi stessi e assecondare le scelte che ci fanno più felici.

Per molte famiglie itineranti, l’home – schooling non è solo una scelta obbligata, ma anche uno strumento davvero prezioso per insegnare ai propri figli ad uscire dagli schemi.

Ma per tanti altri genitori e per le istituzioni il dubbio sulla legittimità di questi sistemi educativi alternativi rimane, specie se perdurano per lungo tempo. Potrebbe un bambino o un adolescente risentire della mancanza di stabilità, della mancanza di esperienza scolastica come confronto con i coetanei o avere in definitiva una preparazione scolastica inadeguata in caso di reinserimento nel sistema canonico? Potrebbe forse essere l’esperienza del world-schooling una scelta egoistica dei genitori che cercano una via di fuga da una vita che non amano in toto?

Nei loro racconti le famiglie in viaggio sembrano non avere una risposta alle domande in questione, proprio perché dicono di seguire l’istinto e cercare strada per la felicità. Di sicuro i ragazzi sembrano apprezzare e adattarsi a questo tipo di vita anche meglio dei genitori stessi e, rispetto ai coetanei che crescono e imparano in modo canonico, avranno un bagaglio di esperienze davvero invidiabile da sfoggiare in caso di difficoltà future e di sicuro non si troveranno mai impreparati di fronte ai cambiamenti.

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