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Leonardo, tutor a Maribor: la sua esperienza e le parole degli studenti

Non preoccuparti. c’è caso che anche tu torni a sentirti diciassettenne”: con queste parole nelle orecchie mi accingo a partire per un mese verso Maribor, in qualità di tutor per un progetto di Mobilità internazionale per l’apprendimento finanziato dal PON – Programma Operativo Nazionale del Miur, alla testa di undici ragazzi dell’ITIS Marconi. Ammetto candidamente di non aver fatto l’Erasmus quando ero all’università e di non essere mai stato fuori dall’Italia per così tanto tempo. Eppure non ho timori e sento che qualche scossone alla routine (soprattutto lavorativa) non può che essere salutare.

Devo dire che Maribor è esattamente come me la aspettavo: “asburgica” più che “balcanica” (perdonate le generalizzazioni). Come in tutte le città si trova un centro storico ordinato e scintillante, ma basta passare i ponti della Drava o spostarsi in periferia per respirare aria un po’ più popolare: qualche grande palazzone dell’era titina a guardia di piccole case dei primi del novecento, gente sulle panchine, piccoli negozi, uomini indaffarati intorno a BMW modificate, splendidi giardini e orti molto ricchi. Colline, boschi e tantissimo verde.

Gli sloveni sono un popolo giovane, sicuro di sé e sinceramente fiero di tutto quello che ha. Sinceramente provo un po’ di sana invidia per questo modo di difendere la propria realtà. Noi che in Italia siamo così abituati a trattare con sufficienza quello che ci circonda, finiamo però per rimpiangerla presto appena ce ne allontaniamo.

I primi giorni sono infatti tosti, facciamo tutti quanti fatica ad abituarci agli orari di Maribor e alla sua placida vita, e i ragazzi sono poco avvezzi a gestirsi da soli. Io e Paula decidiamo di lasciarli liberi nella gestione della cucina e delle provviste, non imponiamo spese comuni e lasciamo che siano loro ad accordarsi su tutto, ed è stato bello vederli cucinarsi da soli qualcosa per la prima volta o prendere confidenza col sapone per i piatti. Persino la lavanderia a gettoni sembrava un ostacolo insormontabile. In generale i nostri ragazzi non sono abituati a chiedere le cose, per cui imponiamo loro uno sforzo maggiore nell’ottica di accrescere la loro indipendenza.

E abbiamo fatto bene. A parte qualche immancabile atteggiamento adolescenziale tutti diventano subito responsabili, svelti e precisi. Non hanno bisogno di essere svegliati la mattina, prendono subito confidenza con i mezzi di trasporto, lavorano sodo, non si lamentano, escono solo nel fine settimana, fanno le cose assieme, non bevono e non fumano (sì, sono anche troppo bravi). Di contro siamo io e Paula che cerchiamo di spronarli a fare qualcosa in più, a godersi questo mese in maniera più attiva, ma nell’era del wi-fi è già tanto vederli mettere il naso fuori dal dormitorio almeno per mangiare qualcosa nel fine settimana.

Le settimane scorrono tranquille e regolari, in linea con le vibrazioni slovene. Ma, come sempre accade nei viaggi, appena ci si abitua è già il momento di tornare a casa. Tutto sommato quattro settimane passano in fretta. Personalmente avevo già trovato tutto quello che serviva alla mia stabilità: il mercato coi vecchietti, macellaio e panettiere di fiducia, il ristorantino preferito, i percorsi nel verde, il posticino dove fanno un vero espresso, il bar dove vedere i mondiali, nuovi amici e persino un locale di musica elettronica. Ma mentre comincio a godere della presenza di questi punti fermi mi rendo conto che sono “sicurezze da trentaquattrenne”. Dunque è casa che manca, ed è il momento di ripartire. I “diciassette” li lascio volentieri ai ragazzi poiché il viaggio è servito anche a questo: a dare il giusto valore ai miei anni.

Ma ora lascio la parola a loro, ai giovani tirocinanti che sono partiti da Forlì per lavorare a Maribor per un mese:

Claudio:
Il PON è stato un’ esperienza di lavoro di un mese in Slovenia a Maribor, in cui ogni studente è stato mandato in un azienda per 16 giorni a svolgere tirocinio in base agli studi scolastici. Io e altri siamo stati assegnati all’ azienda Smartronik, che in coppia con Impedansa progetta, costruisce e rivende componenti e circuiti elettronici. In un periodo di lavoro così breve non si può impattare fortemente sul lavoro dell’azienda, ma svolgere con responsabilità piccoli compiti quotidiani.

Maddalena:
Questa esperienza è stata molto educativa in quanto ho capito cosa significa prendersi delle responsabilità, convivere con persone molto diverse ed entrare in contatto con una nuova cultura. Imparando a conoscere il mondo del lavoro mi sono resa conto di come la scuola ci prepari a essere adulti. Ho svolto il tirocinio nell’azienda “Gorenje Surovina” che si occupa dello smaltimento dei rifiuti, dove ho conosciuto persone preparate che mi hanno insegnato tanto, soprattutto la dedizione al proprio lavoro. Sono convinta che questa avventura mi abbia resa una persona migliore e più preparata ad affrontare la vita.

Laura:
Questo progetto è stato molto interessante e divertente in quanto ho potuto fare nuove amicizie con gli altri ragazzi che hanno partecipato e ho potuto relazionarmi con persone di un diverso paese e di diversa cultura. Durante il periodo di tirocinio ho lavorato nei laboratori della “Gorenje Surovina”, un’azienda che si occupa dello smaltimento e della gestione dei rifiuti, e ho potuto fare diversi esperimenti sui vari campioni di
materiale. Questa esperienza è stata molto istruttiva sia sul piano di conoscenze sperimentali che su quellodelle conoscenze linguistiche in quanto ho potuto eseguire nuovi esperimenti che mi venivano spiegati in inglese e durante le giornate mi rapportavo in inglese con le altre persone. Grazie a questa esperienza ho potuto migliorare le mie capacità e ho imparato come riuscire ad affrontare e come comportarmi in diverse situazioni.

Bacchi:
Questo progetto in Slovenia è stato molto interessante e abbiamo scoperto come si vive a Maribor.
Maribor come città non è una delle più vive al mondo, ma per nostra fortuna siamo arrivati durante il festival Lent, una sorta di Mercoledì del Cuore lungo 10 giorni.
L’esperienza lavorativa è stata molto simile a quella fatta in italia con l’unica differenza che sono stato costretto a parlare in inglese, in merito ai lavori quello che abbiamo fatto è stato principalmente testare, assemblare e inscatolare schede (alla Smartronik) e mettere a posto scatole (all’Impedanca).
Nei weekend siamo andati a varie gite, a Lubiana e a Pohorije e in piscina.
A proposito del dormitorio la posizione era ottima, in quanto vicina alla Lidl.
Francesco:
il PON è stata una buona esperienza, ricca di lezioni per il futuro sia in ambito lavorativo che per quanto riguarda il saper stare al mondo, se poi a questo già notevole valore pratico ci si aggiungono momenti divertenti in compagnia di persone conosciute e non l’avventura è completa.
Il mio stage si è svolto alla Goldpack, dove lavoravo all’assemblaggio di macchine per l’impacchettamento automatizzato come elettricista, anche se a causa di problemi di comunicazione dovuti alla scarsa conoscenza dell’inglese da parte degli altri operai non ho potuto svolgere mansioni complesse, di certo mi sono allenato a improvvisare e a comprendere con il solo uso di intuito e fortuna.
Dopo un mese come questo son sicuro di tornare a casa più sicuro, per non dire sfacciato, più cosciente e semplicemente cresciuto.
Non mi sono trovato male a Maribor, piccola ma non troppo, eppure viva e accogliente per i giovani.

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