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L’impatto economico della mobilità internazionale

Quali sono i vantaggi, innegabili, della mobilità internazionale per l’apprendimento?

Il primo è quello di creare una nuova generazione di ragazze e ragazzi che parlano una o più lingue straniere. E nel futuro che ci apprestiamo a vivere non è certo poco.

Il secondo è quello di dare loro la possibilità di studiare il settore in cui lavorano o che si apprestano ad approcciare anche da un punto di vista diverso da quello del paese in cui sono nati: capire un altro mercato, lavorarci in prima persona è senza dubbio un ottimo modo per migliorare la propria consapevolezza.

I giovani tirocinanti che vengono in Italia e quelli che dall’Italia mandiamo all’estero devono adattarsi ad un contesto completamente altro: diversi colleghi, amici diversi, una città che non conoscono, cibo nuovo. Devono, insomma, uscire dalla propria comfort zone: c’è qualcosa di più formativo per un sedicenne che allontanarsi dalle proprie sicurezze e gettarsi a capofitto in una nuova avventura (con la supervisione dei tutor Uniser, ovviamente)

E poi c’è un ulteriore vantaggio, molto più nobile ed etico: un mondo in cui tutti fin da giovanissimi hanno viaggiato, lavorato all’estero e dove tutti parlano lingue straniere, è un mondo in cui le barriere culturali e razziali non esistono. E mai come oggi abbiamo bisogno che il nostro mondo si trasformi in questo.

Poi ci sono tutta un’altra serie di ricadute di cui non troppo spesso non si parla. Che sono dimenticate perché noi operatori del settore siamo sognatori e ci concentriamo sugli obiettivi di lungo periodo, quelli che possono cambiare l’Italia e l’Europa in un futuro più o meno prossimo. Arriva però il momento di fare i conti, quelli economici, e ci rendiamo conto di alcuni dati impressionanti.
Ora diremo una cosa banale, ma che viene sottolineata sempre troppo poco. I tirocinanti che si spostano dal paese dove vivono per fare un periodo di lavoro all’estero generano un’importante ricaduta economica per la città dove vengono ospitati, soprattutto se in quella città ci sono realtà come Uniser che ogni anno muovono migliaia di giovani. Perché chi viene a lavorare a Forlì, Cesena e dintorni ha bisogno di un posto dove dormire, consuma almeno due pasti al giorno, si sposta, esce alla sera, si diverte nel weekend… insomma, anche se è una cosa brutta da dire… consuma. Spende soldi, in poche parole.

 

Il vantaggio ulteriore, meno nobile, della mobilità internazionale per l’apprendimento è quindi il grande impatto economico che genera sul territorio. Pensate che solo nei primi sei mesi dell’anno noi di Uniser abbiamo acquistato 634 biglietti tra autobus e treni per i nostri tirocinanti e che questi hanno consumato un totale di 49.851 pasti. Le notti di pernottamento, sempre e solo nei primi 180 giorni di questo 2017 e sempre solo gestiste solo da noi di Uniser, ammontano a 16.617. E oltre a questo c’è un indotto che non possiamo calcolare, ovvero quello che i ragazzi spendono durante il loro tempo libero, quando fanno shopping, quando vanno al cinema o chissà quanto altro.

Non ci piace vantarci, né sottolineare quanto facciamo bene il nostro lavoro: è un esercizio futile ed autoreferenziale. Ma riportiamo questi dati perché vengano presi come una goccia nell’oceano europeo della mobilità internazionale per l’apprendimento: quanto sono le aziende, le associazioni e le istituzioni che lavorano nel nostro settore in tutta Europa e che sviluppano numeri come questi?

Siamo sicuri che quando a Bruxelles legiferano sui finanziamenti alla mobilità tengano conto sia degli aspetti più romantici del nostro lavoro che di quelli più venali.

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