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E-State con Uniser: Sara Ciet e il mondo dell’accoglienza

E siamo al secondo episodio della nostra rubrica “E-State con Uniser”, in cui vi proponiamo un approfondimento sui membri dello staff e, attraverso di loro, sul lavoro di Uniser. Oggi siamo in compagnia di Sara Ciet, coordinatrice dell’area Accoglienza di Uniser.

Sara Ciet, 32 anni, lavoro felicemente a Uniser da Gennaio.sara ciet

Di cosa ti occupi a Uniser?

Coordino l’area accoglienza e mi occupo della gestione dei partner esteri sia per l’invio che per l’accoglienza all’interno dei progetti europei. Il rapporto con i partner esteri e la pianificazione del lavoro, oltre alla gestione dei partner locali con cui collaboriamo costituiscono il cuore del mio lavoro qui ad Uniser.

 

 

 

Come hai iniziato a lavorare a Uniser? 

Ero in Belgio quando ho fatto i primi colloqui e mi sono sentita davvero attratta da questo tipo di lavoro, mi sembrava di entrare dietro le quinte del mio spettacolo teatrale preferito.

Ho iniziato affiancando Cecilia ed Enrico per implementare tutte le attività legate all’accoglienza, vedere in cosa consistono e saperle poi coordinare al meglio, coerentemente con gli obiettivi dati dalla direzione. L’inizio è stato un vero e proprio ingresso in un mondo parallelo che non conoscevo se non dalla parte del “partecipante”.

Perché Uniser? 

Volevo vedere come lavora chi la mobilità la progetta e la organizza e non solo chi la vive!

Qual è la parte più divertente del tuo lavoro?

Tutto è divertente del mio lavoro, provo molto gusto nel vedere le esperienze di mobilità che si sviluppano e si realizzano. Nei progetti in accoglienza ci sono tanti e diversi percorsi e le persone coinvolte nei progetti sono sempre giovani, dinamiche a volte….bizzarre. Anche nel rapporto con i partner ci sono momenti di scambio interessanti e divertenti, ho anche la fortuna e il piacere di intraprendere dei viaggi per incontrare i partner o partecipare a dei forum.

La più appagante?

Coordinare il lavoro mio e degli altri, tenendo in equilibrio tutti i fattori e considerando tutti gli obiettivi e le priorità è un lavoro complesso ma che può dare molte soddisfazioni. Allo stesso tempo risolvere dei “problemi” o trovare il modo di superare situazioni critiche è per me molto appagante perchè mi permette di misurarmi continuamente con i miei limiti e tentare di superarli.

.e la più stressante?

Fare tante attività nello stesso momento ed avere la mente sempre aperta a qualsiasi stimolo. Lo stress che vivo è comunque “tonico” e non “tossico” poiché si crea solo dal desiderio di fare le cose al meglio.

Si dice che le donne siano multitasking, probabilmente è vero perchè sono ancora viva!

Qual è il ricordo più bello e quale il più appagante che hai di Uniser?

Il ricordo più bello è sicuramente legato al mio primo viaggio per visitare un partner in Svezia. Ero continuamente in contatto con il team di Uniser a Forlì e ho condiviso tutte le scoperte e le good practice in tempo reale con loro. Mi sono ritrovata a “rappresentare” Uniser ed è stato per me un grandissimo onore oltre che una bella responsabilità!

Un altro bel ricordo è sicuramente l’accoglienza di un gruppo di ragazzi cordobesi fatta con Francesca in un’atmosfera di allegria che non scorderò mai.

Infine non posso non ricordare con un sorriso i work placements trovati lavorando gomito a gomito con Enrico e Cecilia….ed i nostri metodi “creativi”!

Quali sono i tuoi progetti futuri a Uniser? 

Sto programmando l’accoglienza di numerosi gruppi e singoli partecipanti per bellissimi progetti da settembre in poi. Le attività di pianificazione mi fanno pensare che i numeri in crescita richiederanno tutto il mio impegno e quello dello staff per affrontare questi “arrivi” nel migliore dei modi. In particolare ottobre sarà un mese impegnativo e ancora non ho la conferma di altri gruppi che dovranno arrivare. Per quanto riguarda invece i partner esteri mi aspetto, anche grazie a progetti di invio che sono ora nella fase iniziale ed entreranno nel vivo in autunno, di consolidare sempre di piu’ la collaborazione e stabilire dei metodi di lavoro ottimali.

Cosa ti aspetti di fare nel futuro per Uniser? 

Vorrei partecipare nel modo migliore al miglioramento dell’organizzazione e all’efficienza dei processi, oltre che continuare a vivere con tanta curiosità e passione tutti gli aspetti del mio lavoro. Inoltre Uniser è una cooperativa di soci, io ci credo nella condivisione e nell’investimento che questo tipo di lavoro richiede e a volte accarezzo l’idea di diventare un giorno anche io socia, chissà…

Quali sono secondo te le sfide che Uniser dovrà affrontare nel futuro per migliorare ancora di più?

Affermare la mobilità come un valore è la grande sfida che Uniser deve affrontare sicuramente nel medio e lungo periodo. Tutti noi che ci lavoriamo abbiamo avuto esperienze di mobilità che ci hanno reso quello che siamo, sicuramente ci riusciremo!

Nel breve periodo invece la sfida è quella quotidiana di garantire esperienze di qualità ai ragazzi e alle ragazze coinvolti nei progetti e fare il nostro lavoro con professionalità anche laddove ci si imbatta in iperburocratizzazione o lentezze ed inefficienze che non dipendono direttamente da noi.Sara Ciet e il gruppo di tirocinanti scozzesi

Grazie Sara per il tuo entusiasmo e la passione che metti tutti i giorni nel tuo lavoro! Allla prossima settimana con un nuovo episodio di E-State con Uniser!

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