Erasmus a Maribor: come le basse aspettative si trasformano in grandi emozioni
Non vogliamo iniziare questo articolo dicendo che è stata un’esperienza fantastica, il nostro intento è di raccontare tutto dall’inizio alla fine. Emozioni belle e brutte.
Partiamo con il dire che eravamo molto scettiche all’idea di andare in Erasmus in Slovenia. Non era la meta più invitante tra le possibilità, e ci preoccupava l’idea di adattarsi a situazioni a noi sconosciute, come il dover condividere questa esperienza con altre ragazze pressoché sconosciute; nonostante frequentassimo la stessa scuola apparteniamo tutte ad indirizzi diversi.
Dieci ragazze tutte insieme per la maggior parte del giorno pensavamo non avrebbe portato a nulla di buono.
I primi giorni, appena arrivate a Maribor sono stati belli, spensierati e leggeri. Ci hanno accolto con un giro turistico per la città di Maribor e abbiamo fatto diversi incontri interessanti con ZNI, l’ente di accoglienza, come il workshop sulla creazione di un buon curriculum vitae.
Non neghiamo però che la nostra preoccupazione era ancora presente, l’idea del colloquio e di iniziare a lavorare ci spaventava moltissimo. I giorni sono stati abbastanza duri, le nostre emozioni erano in fermento e la barriera linguistica di certo non aiutava.
Ci siamo dovute ricredere però, quando piano piano, ci siamo adattate all’alloggio, al cibo, alle persone e al lavoro. Fortunatamente la maggior parte di noi ha svolto lavori inerenti al nostro piano di studi e alle nostre passioni, scoprendo un ambiente lavorativo stimolante con dei colleghi e mentori che sono sempre stati disponibili e attenti nei nostri confronti. Se sbagliavamo, non ci dicevano assolutamente nulla, anzi si mettevano di fianco a noi e ci facevano vedere come svolgere il lavoro.









Il grande cambiamento è avvenuto quando, da sconosciute, abbiamo iniziato a considerarci amiche. Non vogliamo mentire dicendo che siamo sempre andate d’accordo, ma siamo riuscite a creare un bel gruppo unito a cui si sono uniti tutti gli altri ragazzi italiani che abbiamo conosciuto nell’ alloggio e con cui abbiamo organizzato diverse uscite insieme, come per esempio siamo andati a mangiare insieme, abbiamo fatto tantissimi giri all’europark e abbiamo organizzato una visita in una città qui vicino.
Tutto sommato le settimane sono volate.
All’inizio non vedevamo l’ora di andarcene e ora invece siamo qui, alla fine del progetto, con le lacrime agli occhi perché non vogliamo più andarcene.
Da questa esperienza abbiamo acquisito un bagaglio culturale, linguistico e lavorativo che ci servirà in futuro per entrare all’interno del mondo del lavoro una volta conclusa la scuola. Siamo diventate più indipendenti e abbiamo capito che abbiamo tutte le potenzialità per affrontare nuove avventure.
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