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Ansie e paure superate, latte art, sogni che si realizzano: a Berlino con REHEAT

Il 17 settembre 2021, 7 ragazzi sono partiti alla volta di Berlino grazie al progetto REHEAT, è un progetto approvato nel 2018, che permette a 100 studenti di cinque scuole superiori dell’Emilia-Romagna di vivere esperienze di tirocinio all’estero della durata di quattro settimane nel settore turistico-alberghiero.

Rientrati il 18 ottobre, i ragazzi ci hanno raccontato le loro esperienze di mobilità.

Zonera

Il progetto Reheat è un progetto che permette a numerosi studenti di svolgere un periodo di mobilità all’estero, a cui ho potuto partecipare vincendo una borsa di studio. Ha avuto così inizio la mia avventura inizialmente piena di ansia e paure.

Il 17/09/2021 alle ore 06.25 all’aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna ho incontrato la nostra accompagnatrice e tutor Antonella e il mio gruppo (Luca, Angelica, Elena, Beatrice, Sara e Andrea). Siamo partiti per Berlino, gli altri erano tutti della stessa scuola e più o meno si conoscevano tutti, per cui avevo tanta paura e ansia di non essere accettata o di essere rifiutata dal gruppo, ma invece mi sbagliavo e sono stata accolta da tutti fin da subito.

Siamo arrivati a Berlino alle 08.05 di mattina e abbiamo raggiunto il nostro residence dove abbiamo incontrato il tutor dell’ente ospitante Stefano, che ci ha dato una mappa di Berlino con le nostre postazioni lavorative, i mezzi da prendere, e gli abbonamenti per i trasporti. Dopodiché abbiamo deciso di fare un tour di Berlino e visitare Potsdamer Platz. La temperatura di Berlino era molto fredda, infatti durante la mia permanenza lì ho dovuto fare shopping di felpe pesanti e altra roba calda.

Il giorno seguente accompagnati dalla nostra tutor Antonella abbiamo preso i mezzi (S-bahn  e U-bahn) per raggiungere i nostri posti di lavoro. Poi abbiamo fatto la spesa per circa una settimana, per me è stato un attimo difficile essendo celiaca ho dovuto cercarmi cibo senza glutine ma per fortuna ho trovato tutto quello che mi serviva. I giorni seguenti abbiamo provato nuovamente a fare le nostre tratte lavorative in autonomia, per me non è stato difficile perché dovevo solo prendere un mezzo cioè S bahn. Lunedì 20/09/21 alle ore 11.00 sono arrivata sul mio posto di lavoro dove sono stata accolta dalla titolare del ristorante “Gendarmerie” e dal nostro tutor aziendale Philip. Durante tutta la mia esperienza lavorativa mi sono trovata molto bene. Essendo un posto molto conosciuto non ho potuto fare tanto servizio, ho fatto solo da aiutante, linea e pasticceria, ma tutto sommato è stata una bellissima opportunità e ne è valsa la pena. L’ultimo giorno lavorativo è stato speciale ed emozionante.

Andrea
Grazie all’opportunità che mi è stata mostrata a scuola ho voluto partecipare al progetto Reheat, il quale mi ha dato la possibilità di mostrarmi come ci si comporta nel lavoro che studio da tempo e sogno da anni. Date le mie numerose esperienze all’estero le emozioni pre partenza non erano scalpitanti, ma ero piuttosto calmo e consapevole di quello che mi aspettava: un’esperienza più unica che rara in una città meravigliosa che già un po’ conoscevo, alla scoperta di un lavoro che sogno fin da bambino a livelli stellati ma consapevole che bisogna sempre partire dal basso. Anche se partire da un’esperienza di lavoro all’estero in una città enorme e caotica come Berlino è già un buon livello di partenza secondo me.

Arrivato in aeroporto sinceramente non ho riconosciuto subito la mia tutor Antonella, ma mi ha sorpreso il suo modo di fare molto amichevole con il quale si è presentata e relazionata con noi. Atterrato a Berlino le mie aspettative si sono tutte confermate: grigia, fredda e buia. Fortunatamente i primi giorni sono stati di conoscenza e ambientazione ma finiti questi ultimi c’è stata la conoscenza con il personale con il quale ho lavorato per un mese intero.

I primi giorni sono stati un po’ di panico a causa della lingua, e un po’ pesanti sia fisicamente che mentalmente…  Ma ogni giorno che passava si trasformava tutto in naturalezza, mi relazionavo con i colleghi facilmente e svolgevo i compiti a me assegnati con leggerezza e sicurezza. Grazie a questa esperienza sono riuscito a capire molte più cose riguardo il lavoro che già a questa età sono convinto diventerà il mio lavoro futuro, ma anche riguardo a me stesso, il mio carattere, le mie capacità e quello che un giorno spero di poter diventare.

Beatrice

Il progetto Reheat è stata un’opportunità che mi ha permesso di andare oltre i limiti che mi ero imposta per il mio futuro. Non mi sarei mai immaginata di prendere tale decisione di mia spontanea volontà e di aver fatto tutto quello che bisognava fare da sola, senza l’aiuto altrui.

Ero molto insicura e impaurita di compiere un’avventura simile, ero sicura che non sarei riuscita a farcela con le piccole mani che mi ritrovo. Quando hanno annunciato che ero stata presa, all’inizio non avevo realizzato a pieno che ero riuscita ad entrare, me ne sono resa conto quando l’ho scritto a mia mamma, che mi diceva di star piangendo di gioia per me.

La stessa cosa si è ripetuta una settimana prima di partire, di botto l’ansia mi aveva iniziato a lacerare lo stomaco perché andavo a casa dei miei parenti per salutarli. Quello è stato un brutto colpo per me, abbandonare i propri cari per un mese quando sono stata lontano dai familiari massimo quattordici giorni.
La partenza è stata meno dura ad essere sincera, magari dovevo ancora realizzare a pieno quello che mi stava accadendo o quello che mi sarebbe accaduto con l’avanzare dei giorni.

Ho iniziato a realizzare meglio la situazione quando sono scesa dall’aereo: scendendo le scale per trovare l’uscita il cuore mi ha iniziato a battere così tanto, che credevo prima o poi sarebbe uscito dal mio petto. Avevo un sorriso che arrivava fino alle tempie, un’adrenalina pazzesca e la voglia di iniziare subito quest’esperienza.

Riguardo il lavoro, a parte piccole complicanze, sono riuscita a cavarmela subito, ed è filato tutto liscio, anzi, secondo me non poteva andare meglio di così.
Il mio problema più grande erano i trasporti, essendo tanti pensavo di perdermi ogni giorno o di sbagliare proprio mezzo e finire chissà dove, invece, non ho mai commesso questo sbaglio, sono sempre riuscita ad azzeccare tutto e non so ancora in che modo ci sia riuscita.

Lavorando nel ristorante che mi avevano assegnato, mi sono divertita tantissimo, certo ovviamente all’inizio ero imbranata dura e facevo solo quello che mi chiedevano i miei colleghi di fare, ma pian piano sono riuscita a sciogliermi e fare tutto di mia spontanea volontà, nonostante la lingua fosse l’unico problema che avevo nel relazionarmi con chi mi trovavo di fronte, però qui hai la fortuna che parlano l’inglese come loro lingua madre, quindi se tu gli dici che non parli il tedesco ti parlano subito in inglese senza problemi. Poi loro sono di natura cordiali e pazienti (cosa che dovremmo imparare da loro) quindi potevo andare tranquilla nonostante fossi costantemente agitata.
I miei colleghi erano perfetti, mi spiegavano qualunque cosa, bastava solo chiedere e loro erano subito lì per me ad insegnarmi tutto quello che volevo sapere o che mi andava di fare ma semplicemente non sapevo ancora come farlo.

Quest’esperienza è stata indimenticabile, mi ha fatto capire che posso farcela tranquillamente da sola, che sono indipendente e che mi so orientare alla perfezione, soprattutto perché una caratteristica di me stessa è quella abituarmi subito a qualunque situazione io mi ritrovi.

Con tutto l’amore che ho per i miei familiari dico solo che non ho sentito neanche per un secondo la loro mancanza, ho pensato a loro veramente poco e non ho avuto mai il magone al solo pensiero. Da quando sono qui ho riflettuto su quanto possano essere orgogliosi di me e quanto siano felici che ce l’abbia fatta con le mie sole forze. Mi mancherà tanto Berlino, forse anche troppo, ma porterò con me il ricordo di questa città e lo custodirò gelosamente nel mio cuore, ringraziandolo infinitamente per avermi fatto crescere mentalmente.

Elena
Inizio l’esperienza Erasmus in ansia essendo la mia prima volta all’estero, avevo paura della lingua, e di non riuscire ad orientarmi per Berlino. Ciò si conferma con una delle prime uscite da sole tornando dal lavoro, sbagliamo metro e ci ritroviamo in un posto mai sentito, ma grazie a Google Maps, le cartine e la tutor in chiamata torniamo a casa in ritardo e un po’ intimorite. Dopo un confronto con la tutor su come muoverci al meglio in città, tutte le ansie e le preoccupazioni iniziano a svanire. Infatti, da lì in poi inizierò a prendere appositamente mezzi con direzioni sconosciute per conoscere ogni giorno una nuova via, un’area in più della città.

L’esperienza lavorativa in sé è stata esattamente come me l’aspettavo. Avevo chiesto di lavorare in una piccola Bakery, per essere un po’ più seguita e poter fare fin da subito qualcosa di fedele al mio percorso di studio, e così è stato. Mi sono sentita subito accolta nell’azienda, e dopo il primo giorno passato a chiedere il più possibile curiosando in giro per capire il loro metodo di lavoro, il secondo giorno mi sentivo pronta.

Fino alla fine è stato tutto un crescendo di piccoli successi e compiti completati il prima possibile, per poter chiedere di fare altro. Ho sbagliato e sbagliato nonostante mi seguissero passo passo, ed è brutto veder buttato il tuo lavoro per un errore. Ma se non avessi provato personalmente, non mi sarei accorta di quanto un piccolo errore possa cambiare completamente il risultato di un prodotto.

Sara
All’inizio dell’Erasmus avevo molta ansia, perché non sapevo assolutamente nulla di tedesco, e non avevo la minima idea di come orientarmi, dal momento che non potevo farmi capire e non sapevo se gli abitanti di Berlino sapessero bene l’inglese. Devo però ammettere che non era la mia unica paura quella di non riuscire a farsi capire, ma avevo anche paura dell’aereo, perché non lo avevo mai preso.

Ci siamo incontrati alle 4 del mattino all’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna. Dopo che Antonella (la nostra tutor) ha finito di spiegarci come doveva funzionare tutto, abbiamo salutato i nostri genitori e siamo partiti. Siamo saliti sull’aereo e la partenza è stata un po’ traumatica, durante tutto il viaggio ho avuto l’ansia, ma fortunatamente è andato tutto a buon fine.

All’atterraggio la prima cosa che ho notato è il cambio di temperatura, visto che ero abituata a temperature molto più calde. Il 21 settembre ho iniziato a lavorare e devo ammettere che ero molto nervosa, non sapevo come farmi capire, non sapevo come muovermi, anche perché era la mia prima esperienza in un mondo lavorativo in generale quindi non sapevo nulla. Sono stata aiutata, però, da uno dei due manager del bar, Maurice, che mi ha subito detto tutto ciò che dovevo fare mettendomi a mio agio. Nei giorni seguenti, per imparare, ho iniziato anche a provare a far qualcosa di nuovo.

Nel corso della settimana e del mese ho imparato molte cose, ho imparato nuove parole in tedesco, e ho scoperto persone fantastiche, che sono state accanto a me anche in cose che non riguardavano il lavoro. L’ Unser Cafe ha uno staff stupendo che mi mancherà, ma spero di poter rincontrare tutti al più presto.

Riguardo l’esperienza fuori dall’ambito lavorativo, devo dire che è stata molto divertente e costruttiva, Antonella è sempre riuscita a farci divertire tutti senza problemi, abbiamo visitato molti posti, tra cui il muro di Berlino e il campo di concentramento a Oranienburg.

È un’esperienza che consiglio a chiunque perché ti aiuta a migliorare una lingua straniera, ti aiuta ad essere più responsabile delle tue azioni, ti fa maturare e ti aiuta a convivere con persone che magari non sempre hanno i tuoi stessi gusti.

Spero di aver modo di poter ripetere un’esperienza del genere, e magari rifarla con le stesse persone per potermi divertire al massimo.

Angelica
Il tempo passato qua a Berlino è stata un’esperienza che mi ha dato l’opportunità di scoprire la vera me stessa. Mi sono messa alla prova nel vivere con persone sconosciute, nel cercare di capire una lingua che avevo studiato a scuola ma che non comprendo ancora benissimo, e mi ha permesso di mettere in pratica anche l’inglese. Mi ha fatto crescere attraverso le responsabilità che venivano assegnate sia nel posto di lavoro ma anche nella convivenza all’interno dell’appartamento. Inoltre, ho imparato a conoscere la loro cultura, la loro storia e la loro quotidianità. In conclusione, direi che è stata una buona esperienza.

Luca
Posso ritenermi pienamente soddisfatto di questa esperienza umanamente ma soprattutto lavorativamente parlando. Tengo a precisarlo subito perché già dalla partenza in aeroporto sono rimasto colpito dalla tranquillità con cui il gruppo si è riunito e mi sono sentito da subito a mio agio. Antonella è stata molto brava a fare in modo di farci conoscere sin da subito l’un l’altro e siamo arrivati a casa tranquilli e pronti per iniziare questa esperienza; nonostante le poche ore di sonno.

Prima di iniziare a lavorare, abbiamo avuto due giorni per fare un piccolo tour di Berlino e per studiare i percorsi per andare nei posti di lavoro di ciascuno di noi. Il locale in cui ho avuto l’opportunità di lavorare era semplicemente fantastico, proprio nel mio stile. Caffetteria italiana, standard alti di prodotti e servizi, locale fresco e accogliente per tutti i tipi di clienti. Inizialmente, arrivato nel Cafè avevo il timore di non essere all’altezza, vedevo cappuccini perfetti con dei disegni bellissimi e tanti clienti che riempivano il bar.

Dopo i primi giorni in cui facevo i classici lavori di pulizie e aiuto del servizio, ho deciso di prendere consapevolezza e mostrare ai miei colleghi quello di cui ero capace, ovvero lavorare alla macchina del caffè. Ho fatto un cappuccino e ho visto i miei colleghi stupiti, probabilmente non se l’aspettavano che avessi esperienza, o forse non si fidavano di me. Da quel momento in poi è cambiata la mia esperienza all’Unser Cafe. Ogni giorno che passava i miei colleghi mi insegnavano a fare le nuove bevande che in Italia non avevo mai fatto, mi davano fiducia e mi lasciavano anche delle ore da solo alla macchina. Avevo da sempre il desiderio di imparare la Latte Art e loro mi hanno insegnato. Il rapporto con il capo è diventato fantastico da quando ho mostrato le mie capacità, e ancora migliore era il rapporto con i miei colleghi. 

Il giorno più gratificante è stato un sabato: il bar era costantemente pieno di clienti che avevano formato una fila lunghissima fuori, e io avevo la piena responsabilità degli ordini di caffetteria. È stato devastante dal punto di vista fisico, non ci siamo fermati un attimo, ma l’adrenalina era talmente tanta che stavo benissimo e mi sentivo vivo. Non volevo andarmene né da Berlino né tantomeno dall’Unser Cafe, ho legato con i miei colleghi e conosciuto clienti con cui parlavo tutti i giorni. Il mio capo mi ha offerto il contratto più di una volta nel corso della mia esperienza lì, ma non potevo restare. Mi ha detto che l’offerta è sempre pronta per quando vorrò ritornare. Non potevo chiedere di meglio. Grazie ad Antonella e grazie ad Uniser per questa stupenda esperienza che mi porterò dentro per tutta la vita.

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Reheat

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