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La crisi dell’educazione scolastica per i rifugiati, report UNHCR 2018

Secondo un recentissimo studio dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati sono 4 milioni i giovani rifugiati che non hanno avuto accesso all’educazione scolastica, con un aumento di mezzo milione in un solo anno. Cerchiamo di capire le criticità di questa imponente mancanza di scolarizzazione analizzando l’ultimo report pubblicato dall’UNHCR.

Questo è il terzo rapporto annuale sull’istruzione dell’UNHCR. Il primo è stato pubblicato in occasione del Summit dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per i Rifugiati e i Migranti nel 2016 per sollecitare i finanziamenti internazionali a sostegno dell’istruzione per i rifugiati. Il secondo, stilato l’anno seguente e intitolato”Left Behind”, ha evidenziato quanto siano ridotte le possibilità educative dei bambini rifugiati rispetto a quelle dei bambini non rifugiati, sottolineando le potenzialità migliorative dell’educazione per il futuro di questi giovani e dei loro paesi d’origine. Il rapporto dell’anno 2018 porta il titolo evocativo “Turn the Tide: Refugee Education in Crisis” e ci mette ancora una volta davanti a informazioni tanto spaventose quanto reali. Lo studio contiene una prefazione a opera di Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e le osservazioni finali dell’Inviata Speciale dell’UNHCR Angelina Jolie.

Il report racconta che, nonostante l’impegno dei governi e delle agenzie umanitarie, la scolarizzazione dei minori rifugiati è sempre più bassa. Nel 2017 infatti il numero dei rifugiati rilevati a livello internazionale ammontava a 25,4 milioni, di cui 19,9 milioni sotto il mandato dell’UNHCR. Il 52% risultavano essere minorenni e 7,4 milioni erano in età scolare. Facendo un paio di conti scopriamo che solo il 61% dei bambini rifugiati frequenta la scuola primaria, una percentuale piuttosto esigua se consideriamo che potrebbe essere proprio l’educazione la chiave per ricostruire il Paese d’origine di chi ottiene asilo, come ha affermato Filippo Grandi.

Il divario aumenta poi se si parla di adolescenti, considerando che i due terzi dei bambini rifugiati che frequentano la scuola elementare non continuano poi gli studi.

Per quanto riguarda l’istruzione di livello superiore la situazione è ancora più critica, perché solamente l’1% dei giovani rifugiati che hanno proseguito gli studi frequenteranno poi le scuole superiori.

Ma come è possibile che questi dati siano tanto allarmanti nonostante l’impegno internazionale e la manifesta volontà dei governi di garantire a tutti il diritto all’educazione? Come appare dal rapporto non basta che i paesi in accoglienza iscrivano i giovani e i bambini a scuola, ma devono proseguire nell’intento di creare percorsi specifici e personalizzati, con programmi di studio adeguati a stimolare l’accettazione e l’inserimento per tutta la scuola primaria e secondaria. Lo scopo è permettere a questi studenti dal passato difficile, di proseguire gli studi verso una formazione professionale superiore oppure di iscriversi all’università.

Il rapporto dell’UNHCR sottolinea un’altra criticità contemporanea: in realtà i Paesi che “accolgono” maggiormente sono spesso essi stessi realtà in via di sviluppo che, per riuscire con efficacia a garantire il diritto alla formazione, necessitano di un sostegno finanziario mirato e consistente da parte della comunità internazionale.

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