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30 anni di Erasmus “palestra di cittadinanza europea praticata”

Il progetto Erasmus, che offre agli studenti di tutto il mondo la possibilità di avere esperienze di studio e lavoro all’estero con un canale ufficiale e riconosciuto, il 15 giugno compie trent’anni. Al giorno d’oggi non necessita di troppe presentazioni, visto il successo internazionale che ha conseguito. Nel 2015, sono state 678.000 le persone che hanno partecipato al programma e proprio l’Italia, con 31 mila giovani impegnati in progetti internazionali, continua ad essere tra le nazioni maggiormente coinvolte. Inoltre ben 21.500 ragazzi hanno varcato le Alpi per accedere agli atenei italiani, prima tra tutte le università richieste quella di Bologna.

Erasmus è di sicuro il programma europeo che meglio si conosce e si apprezza. Ma la sua storia non è stata così semplice: l’idea la ebbe nel 1969 Sofia Corradi, una pedagogista (oggi ribattezzata ‘mamma Erasmus’) che la propose alla Conferenza dei rettori delle università italiane. L’idea piacque ad alcuni, ma non a tutti e si dovette aspettare il 15 giugno del 1987, mentre l’Europa era ancora divisa in due blocchi dal muro di Berlino, per avere il via libera ufficiale all’avvio dei primi progetti riconosciuti, con la motivazione di spronare i giovani ad avere una mente aperta e flessibile e una spiccata attitudine europea.

Oggi l’idea di Erasmus è condivisa e apprezzata globalmente ma,ci ricorda Sofia Corradi, come ogni idea innovativa che si rispetti incontrò inizialmente forti ostilità, provenienti soprattutto dall’ambito accademico stesso. Ma la motivazione della Corradi era forte e nasceva da un’esperienza negativa personale, quando dopo aver frequentato un anno di studio presso la Graduate School of Law della Columbia University, si vide rifiutato il riconoscimento degli esami conseguiti oltre oceano presso l’università di legge. Oltremodo convinta della positività dell’esperienza vissuta all’estero decise che questa opportunità doveva essere estesa alla generalità degli studenti.

E i dati di oggi dimostrano la forza della sua intuizione. Il programma ha avuto un impatto fortissimo sulla vita delle persone perché ha creato percorsi reali di cittadinanza europea, riducendo i tempi di disoccupazione post formazione e stimolando anche l’imprenditorialità degli ex studenti.

L’Erasmus è stato potenziato a partire dal 2014: Erasmus Plus, coinvolge oggi 69mila organizzazioni. Dal 2014 al 2020 sono previsti fondi pari a 14,7 miliardi di euro, per due terzi destinati a sostenere le opportunità di studio all’estero e per un terzo utilizzati per partnership e riforme a livello educativo. In tanti considerano ancora Erasmus esclusivamente legato al concetto di studio all’estero: niente di più sbagliato ed Uniser ne è un esempio. Grazie ai fondi di Erasmus Plus ogni anno accogliamo dall’estero migliaia di tirocinanti che faranno la loro esperienza in un paese diverso dal loro. Allo stesso modo inviamo ragazzi italiani che vogliono lavorare e formarsi fuori dall’Italia.

Oggi, con lo spettro dei nazionalismi più svariati che minacciano nuove Brexit dietro ad ogni angolo, il valore dell’Erasmus si fa sentire ancora più forte, la sua capacità di aprire lo sguardo e mostrare le possibilità di una cittadinanza europea unita ai giovani fa ben sperare per il consolidamento e lo sviluppo di un futuro per l’Europa.

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